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TATA MATILDA E IL GRANDE BOTTO, di Susanna White |
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 Quando avrete bisogno di me ma non mi vorrete più, io resterò. Quando mi vorrete ma non avrete più bisogno di me, io me ne andrò. Questo è il motto di una tata assolutamente “sui generis”, Tata Matilda, che nella sua seconda avventura cinematografica (“Tata Matilda e il grande botto”) proferisce queste parole davanti a 5 attoniti bambini. Siamo nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, e la famiglia Green, che vive in una fattoria un po’ fatiscente della campagna inglese, si trova in serie difficoltà. La giovane mamma, con tre figli e marito al fronte, deve combattere per mantenere la proprietà della fattoria, messa in pericolo soprattutto dal cognato che vorrebbe venderla per saldare i suoi debiti di gioco. Quando arrivano, da Londra, i due nipoti, altezzosi, viziati e snob, la situazione si complica ulteriormente: nasce una vera e propria faida tra i ragazzini e la povera Mrs Green non sa più dove sbattere la testa. Ed ecco che, con un tempismo che non potrebbe essere più opportuno, fa la sua comparsa la bruttissima, ma magica Tata Matilda.
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Cosa Voglio Di Più, di Silvio Soldini |
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 Un uomo e una donna si incontrano. Si piacciono. Fanno l’amore insieme e scoprono di avere una sintonia straordinaria. Peccato che lui, Domenico, abbia una moglie e due figli e lei, Anna, viva con un compagno con cui ha appena deciso di provare ad avere un figlio. La storia fra loro inizia senza sotterfugi, entrambi sanno esattamente quali siano le reciproche condizioni familiari. Non si può neppure dire che la situazione sfugga loro di mano. Semplicemente – se mai vi fosse qualcosa di semplice – una bella scopata, esageriamo, una magnifica scopata diventa amore. E, allora, sì che le cose si complicano. La trama è delle più banali, che tocca la realtà di molti, anzi, se vogliamo dare retta la suocero di Domenico che gli dice “ci siamo passati tutti”, è una realtà diffusa. È in questa banalità che Silvio Soldini riesce a cogliere in modo intelligente molto sfumature psicologiche, che non lasciano indifferenti, anche grazie ad un cast che interpreta all’unisono lo spirito del film. Suggerito già dal titolo, “cosavogliodipiù”. Infondo, in una società come la nostra, se si ha la salute come si dice sempre (a ragione), e poi - perché no - un partner con cui condividere la propria esistenza, se non addirittura dei figli che si amano, cosa si potrebbe volere di più?
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GREEN ZONE, di Paul Greengrass |
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 C’è uno schema che si ripete invariato da che l’uomo è tale. Paradossalmente è l’espressione più bassa dell’essere umano, eppure lo contraddistingue sicuramente dal momento in cui ha cominciato ad evolversi. Vero è che la lotta per la sopravvivenza è propria anche delle bestie, ma l’uomo, evolvendosi, l’ha trasformata in guerra. E troppo spesso, forse mai, la lotta che vede coinvolto l’uomo ha la connotazione di scontro per la sopravvivenza. Al contrario, la guerra scoppia per un bisogno di sopraffazione connaturato all’uomo e ne esalta gli aspetti peggiori. Lo schema è dunque sempre il medesimo: la sete di potere porta a decidere di annientare altri esseri umani con qualsiasi mezzo a disposizione, ma cambiano le modalità. In fondo, l’uomo continua ad evolvere e la tecnologia ha fatto passi da gigante. In “Green zone” abbiamo un saggio di quelle che sono le modalità più aggiornate per fare guerra, perché il film di Paul Greengrass racconta uno degli ultimi episodi di questa storia di sangue senza fine.
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IO SONO L'AMORE, di Luca Guadagnino |
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6 gennaio 2009. La neve cade sulla maestosa facciata della Stazione centrale, sulle linee squadrate degli edifici di via Vittor Pisani con il loro gioco di pieni e vuoti e la loro prospettiva metafisica. La fotografia è millimetricamente raffreddata, vira quasi al grigio e gli eleganti caratteri dei titoli di testa rimandano a un cinema italiano che sembrava non esistere più. La sequenza d’apertura di Io sono l’amore prosegue accompagnandoci fino al parco irreale e innevato e dentro le linee razionaliste delle sale di villa Necchi Campiglio.
Fervono i preparativi per il pranzo in cui il nonno e patriarca Edoardo (Gabriele Ferzetti) designerà il proprio successore alla guida dell’azienda tessile su cui poggia la fortuna della casata Recchi. A sorpresa i prescelti sono due: il figlio Tancredi (Pippo Delbono) e il nipote Edoardo Jr. (Flavio Parenti), l’unico dei figli di Tancredi che ha imparato la lingua natale della madre, la russa Emma (Tilda Swindon).
Pronunciata l’investitura è il momento dei brindisi e mentre gli invitati si trasferiscono nel salone, arriva una visita inaspettata. Si tratta di Antonio (Edoardo Gabbriellini), un semplice cuoco che, in una gara svoltasi quello stesso pomeriggio, ha posto fine all’imbattibilità sulle due ruote del primogenito di casa Recchi e ora, quasi a discolparsi, è venuto a portare una torta al rivale. I due ragazzi s’incontrano e si abbracciano sulla porta della villa ma Antonio, imbarazzato, rifiuta l’invito ad accomodarsi e, dopo aver conosciuto Emma, se ne va discretamente. Rientrerà alla villa qualche mese dopo, in veste di chef e in occasione di un’altra festa, durante la quale Edoardo, nel frattempo divenuto suo amico, ha intenzione di chiedere formalmente la mano della fidanzata, Eva.
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A SINGLE MAN (UN UOMO SOLO), di Tom Ford |
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 Siamo a Los Angeles ed è il 1962. Nell’aria si respira la tensione: il pericolo di Cuba e di una guerra nucleare sembra incombente. George Falconer (Colin Firth) è un professore universitario inglese bello, distinto, elegantissimo. Sembrerebbe perfetto lui, perfetta la sua casa, perfetto ogni dettaglio della sua vita, ma da subito si innesta una frattura: la patina di perfezione si increspa e l’increspatura è dovuta al dolore. George ha perso il suo compagno Jim in un incidente di macchina, una morte improvvisa e imprevista che ne ha acuito il senso della perdita rendendolo insopportabile. Gli pare di non poter sopravvivere al proprio lutto e così decide che quello deve essere il suo ultimo giorno di vita e prepara minuziosamente questo commiato, scegliendo addirittura quale vestito dovranno fargli indossare al funerale o trascorrendo quella che pensa sia l’ultima serata con la sua più cara amica. Tratto dall’omonimo romanzo di Christopher Isherwood (1964), “A single man” – “Un uomo solo” - è stato trasposto nella versione cinematografica da un regista e produttore che di mestiere ha fatto tutt’altro, il che non gli impedirà di portare avanti due carriere parallele, da oggi in poi. Lo statunitense Tom Ford è, infatti, uno stilista notissimo, già direttore creativo di marchi internazionali quali Gucci e Yves Saint Laurent, che si cimenta con sceneggiatura e macchina da presa, riscuotendovi il medesimo successo che riscuote sulla passerella. Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è valso al suo protagonista Colin Firth, per altro magistrale nella sua interpretazione, la Coppa Volpi, ed è fra i favoriti nella corsa all’Oscar.
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L'UOMO CHE FISSA LE CAPRE, di Grant Heslov |
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Un cast strepitoso che accorpa nello stesso film i fantastici quattro George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges e l'incomparabile Kevin Spacey; poteri ESP e flower power; marines addestrati come cavalieri Jedi da una strepitosa reincarnazione del grande "Drugo" Lebowski, l'Iraq che diventa un immenso laboratorio per testare armi non convenzionali (ma alquanto demenziali) in un accampamento che ricorda molto da vicino il
MASH di Robert Altman: L'uomo che fissa le capre è un divertente frullato di cultura pop che riesce a far ridere contemporaneamente dell'ottusità militarista, delle più paranoiche teorie della cospirazione e delle strampalerie new age. Preceduta dall'avviso inesorabile (e très Hunter S. Thompson): «Molto di quanto state per vedere è vero», la storia comincia quando il cronista di un microscopico quotidiano del Michigan, Bob Wilton (McGregor), si reca a intervistare un sedicente paragnosta che gli confessa di aver militato in un'unità segreta dell'esercito USA, un drappello di super-soldati, dotati di poteri psichici. Al ritorno in ufficio, la vita di Bob cambia bruscamente. Sua moglie lascia per il datore di lavoro, un omarino mutilato e dotato di un braccio meccanico. In cerca di riscatto, Bob lascia Ann Arbor per l'Iraq dove si imbatte in Lyn Cassady (Clooney), il guerriero più potente dell'Esercito Nuova Terra, la divisione nata durante la Guerra Fredda e specializzata in guerrieri paranormali. Uno scombinatissimo viaggio attraverso l'Iraq permetterà a Bob di conoscere la storia passata del Battaglione di Lyn e di rintracciarne le tracce persino nel deserto occupato dalle truppe USA.
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INGLOURIOUS BASTERDS, di Quentin Tarantino |
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 Un classico Mexican standoff ambientato durante la seconda guerra mondiale in un locale in territorio francese, una squadra speciale di soldati ebrei che combattono il Führer e ricavano scalpi dalle teste dei militari teutonici, un lungometraggio, film nel film, che racconta l’interminabile e ripetitiva gloria militare di un soldato tedesco: Tarantino non si è fatto mancare niente. Costruito ricalcando a più riprese la struttura e il linguaggio del suo Kill Bill I, Inglourious Basterds (tradotto goffamente ed erroneamente: Bastardi senza gloria) si presenta come un testo stratificato, in cui Tarantino, tra citazionismo e ricostruzione/rilettura storica riesce a divertire e – sorpresa – a far riflettere. Il progetto della sua ultima fatica affonda le radici in determinati modelli di riferimento, su tutti il film di Enzo G. Castellari Quel maledetto treno blindato, uscito nel 1977 e uscito negli Stati Uniti col titolo Inglorious Bastards. Tarantino parte quindi da una storpiatura: il suo Inglourious Basterds, con una vocale di troppo e una errata, fornisce la prima possibile lettura del film, che ci presenterà una storia altrettanto modificata e artefatta.
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THE MILLIONAIRE, di Danny Boyle |
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 Atteso a lungo, il nuovo film di Danny Boyle, (il regista inglese di Trainspotting e 28 giorni dopo) è finalmente arrivato: The Millionaire è ambientato in un’ India colorata e piena di vita, capace di non perdere il sorriso neppure nelle Baraccopoli.
Nato e cresciuto a Mumbai, la più grande e importante città indiana, Jamal Malik (Dev Patel), meglio conosciuto come “il ragazzo del tè”, decide di partecipare a “Chi vuol essere milionario”, il più famoso quiz televisivo del paese. Il motivo della sua scelta è semplice: Jamal è innamorato. Sicuro che Latika (Freida Pinto) guardi il programma, il giovane indiano riesce a scalare la vetta delle 10 domande, ma proprio prima dell’ultima, quella da 20 milioni di rupie, la sirena che indica la fine della trasmissione suona e da li a pochi istanti Jamal si trova faccia a faccia con un ispettore di polizia, il quale, sbalordito e incredulo del suo rendimento, gli pone delle domande alle quali solo lui stesso potrà dare buone spiegazioni. È cosi che ha inizio il racconto della vita di questo orfano di Mumbai, che non ha mai avuto nessuna possibilità nella sua vita ma che col coraggio, l’ astuzia e soprattutto con la determinazione è riuscito a crearsene una da solo.
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PRANZO DI FERRAGOSTO, di Gianni Di Gregorio |
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 Gianni, un uomo di mezza età con il vizio del bere, vive a Trastevere con l’anziana madre, una nobildonna decaduta. Hanno una casa ormai fatiscente e faticano ad arrivare alla fine del mese, anche perché l’uomo si divide fra le faccende domestiche e l’osteria senza portare a casa alcun guadagno. Quando l’amministratore gli piomba a casa, alla vigilia di ferragosto, con l’ennesimo richiamo, Gianni non sa proprio che pesci pigliare. In realtà il furbo amministratore ha già in mente una soluzione: Gianni dovrebbe dare ospitalità per la sera e per il successivo pranzo alla sua di mamma, dandogli la possibilità di raggiungere la famiglia in vacanza (che altri non è se non una giovane amante), in cambio gli decurterà parte delle spese condominiali arretrate. Si presenta poi a tradimento con due ospiti, aggiungendo anche una zia che non sa dove collocare. E l’amministratore non è l’unico a pensare a Gianni in questo frangente: anche un amico medico gli chiede di badare alla mamma, visto che sarà di turno all’ospedale. Così la casa si trasforma in una sorta di ospizio di lusso, tanto che le quattro anziane signore si trovano benissimo con Gianni che si fa in quattro per accontentarle. Dopo il fatidico pranzo di ferragosto, sembrerebbe che tutte possano riprendere la strada di casa, ma sono proprio loro, le quattro vecchiette, a cambiare, a questo punto, le carte in tavola…
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DENTI, di Mitchell Lichtenstein |
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 Veramente notevole questa opera prima da regista di Mitchell Lichtenstein (figlio d’arte, pop nella fattispecie): produce, sceneggia e gira una spassosa commedia-horror che va a colpire - senza eccedere in facile morbosità - il delicato tasto della principale ansia dell’uomo post-freudiano, quella della castrazione. Dawn, interpretata una sorprendente Jess Weixler, giustamente premiata al Sundance Film Festival per la sua performance, è una giovane liceale che si batte per diffondere l’ideale della castità, partecipando come attivista ad incontri destinati a questa missione figlia di un puritanesimo che viene magistralmente schernito durante tutto il film. La ragazza è ben conscia che qualcosa nella sua anatomia non quadra, e c’è il fondato sospetto che lei mantenga una certa posizione difesa di fronte all’argomento sessuale proprio per cercare di evitare di scoprire cosa non va nel suo organo riproduttivo. Certo non si sarebbe aspettata di possedere quella che storicamente è definita in termini latini vagina dentata, un prodigio della natura in grado di evirare qualsiasi ragazzo osi avventurarsi in esperienze sessuali con la suddetta giovane.
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| Giovedì, 13 maggio | | · | Cosa Voglio Di Più, di Silvio Soldini |
| Domenica, 02 maggio | | · | L’OMBRA DEL FALCO, di Pierluigi Porazzi |
| · | GREEN ZONE, di Paul Greengrass |
| · | L’IPNOTISTA, di Lars Kepler |
| Domenica, 04 aprile | | · | IO SONO L'AMORE, di Luca Guadagnino |
| Giovedì, 11 febbraio | | · | A SINGLE MAN (UN UOMO SOLO), di Tom Ford |
| · | SATELLITI DELLA MORTE, di Gunnar Staalesen |
| · | A Bahia, festa infinita |
| Lunedì, 01 febbraio | | · | CATERINA SULLA SOGLIA, di Susanna Bissoli |
| Domenica, 03 gennaio | | · | IL TESTAMENTO DI NOBEL, di Liza Marklund |
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