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L’UOMO SUL TETTO, di Maj Sjöwall e Per Wahlöö |
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 Gli anni passano per il commissario Martin Beck. Sua figlia Ingrid ha 19 anni e studia psicologia. Padre e figlia sono da poco tornati da una piacevole cena al ristorante e Ingrid ha appena preso un taxi per tornare a casa propria. Il commissario sta per andare a letto. Sono le due e venticinque del mattino di sabato 3 aprile 1971, quando squilla il suo telefono. E una telefonata nel cuore della notte non porta mai buone notizie, soprattutto a casa di un poliziotto. Si tratta ovviamente di un omicidio. La vittima è un altro commissario di polizia, Stig Oscar Emil Nyman, letteralmente massacrato nel letto d’ospedale dove era ricoverato, con un’arma non troppo usuale, una baionetta.
Come sempre accade quando ad essere ammazzato è uno di loro, tutto il corpo di polizia si mette in moto con particolare sollecitudine, anche se in questo caso la vittima è una di quelle persone che nessuno conosceva veramente bene e soprattutto che pochi apprezzavano e avevano in simpatia. L’omicidio è lo spunto per i due scrittori svedesi, coppia nella scrittura e nella vita, Maj Sjöwall e Per Wahlöö per proseguire, con la serie “romanzo su un crimine” come sottotitolano i casi di Martin Beck, una particolare indagine sociologica: “Molte persone forse credono che i nostri libri siano dei cosiddetti gialli. Quello a cui in realtà stiamo lavorando è una seria indagine sociologica sulle relazioni dei poliziotti con i loro compagni di società. E lo facciamo insieme perché la materia è tanto vasta e perché non possiamo produrre uno studio corretto se non lo affrontiamo da diversi punti di vista. In questo caso dell’uomo e della donna”.
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L’OMBRA DEL FALCO, di Pierluigi Porazzi |
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 A volte viene da chiedersi come mai una buona fetta di lettori ami appassionatamente un genere, quello noir, che si nutre delle peggiori perversioni, quelle che portano esseri umani ad annientare altri esseri umani. Le modalità con cui è portato a termine tale annientamento, che molto semplicemente si chiama omicidio, possono avere sfumature diverse, ma l’essenza delle cose non cambia: si tratta di gesti irreversibili. D’altra parte è anche vero che queste sfumature possono avere il loro peso e trasformare un omicidio colposo in volontario, per esempio. Gli omicidi raccontati da Pierluigi Porazzi nel suo primo romanzo, “L’ombra del falco” edito da Marisilio, appartengono sicuramente alla categoria più drammatica: l’assassino agisce perché si compiace, anzi trae piacere dal vedere la vita che sfugge dai volti delle sue vittime tanto da sentirsi addirittura dio quando sta compiendo questo orrendo atto. O piuttosto un falco: “quando vedono l’ombra del falco, i piccoli animali che ne sono prede si immobilizzano o scappano terrorizzati. Anche se sono appena nati e non hanno idea di cosa sia un falco, sanno che è un predatore, è un’informazione scritta nel loro dna”.
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L’IPNOTISTA, di Lars Kepler |
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 Piuttosto spiazzante. “L’ipnotista” inizia con un delitto efferato: un uomo viene trovato nei bagni di un centro sportivo, dilaniato da ripetute coltellate e con un braccio amputato. Lo spettacolo è raccapricciante, ma ancora peggio è quello che si trova davanti il poliziotto che va ad avvisare la famiglia della vittima. Ci sono tre corpi nella casa della famiglia Ek: la madre e la figlioletta di 5 anni sono senza vita; il terzo, il figlio Josef, respira ancora e viene portato d’urgenza in ospedale. È evidente che qualcuno si è accanito su di loro. C’è un’altra figlia, sicuramente in pericolo, potenziale vittima da salvare. Per poterla proteggere sembra non ci sia altra soluzione che chiamare in causa il dottor Erik Maria Bark, uno psichiatra esperto in ipnotismo, per riuscire a sapere qualcosa dall’unico sopravvissuto. Il problema è che Bark non pratica l’ipnosi da oltre 10 anni. E da qui il romanzo della coppia di scrittori svedesi Alexander Ahndoril e la moglie Alexandra Coehlo Ahndoril, che hanno pubblicato la loro prima opera a quattro mani con lo pseudonimo di Lars Kepler, diventa piuttosto spiazzante. Si susseguono, a partire dalla sconvolgente scoperta che il medico fa interrogando il ragazzo ferito, una serie di colpi di scena alquanto inaspettati, in un intreccio serrato fra presente e passato, senza soluzione di continuità, ma al tempo stesso senza che ciò che sembra più probabile corrisponda alla realtà.
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SATELLITI DELLA MORTE, di Gunnar Staalesen |
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 Varg Veum è un detective. Benché abbia molte delle caratteristiche comuni al tipico detective hard boiled - che deve essere onesto, ironico, disincantato, amante della solitudine, ma anche della bottiglia e del gentil sesso, alla Philip Marlowe per intenderci - il suo nome tradisce in modo lampante origini geografiche piuttosto distanti da quelle dell’eroe di Chandler. Infatti, il nostro Veum vive e lavora a Bergen, Norvegia, dove è nato nel 1947, come il suo creatore Gunnar Staalesen. Da giovane, il suo primo mestiere è stato quello dell’operatore sociale e il suo caso “Satelliti della morte”, pubblicato in italiano nella esordiente collana Ombre da Iperborea (anche se in realtà è il penultimo che lo vede protagonista), affonda le radici proprio in quel passato di giovane idealista. Sono trascorsi venticinque anni dall’afoso luglio del 1970, in cui, insieme ad una collega con un’esperienza sicuramente superiore alla sua nell’assistenza ai minori, incontra Janegutt, ancora in fasce, con una madre alcolizzata che fatica a prendersi cura di lui. Da lì inizia l’odissea del piccolo, la cui strada il destino vuole che si incroci più volte con quella di Varg Veum, sia quando quest’ultimo ancora crede di poter dare il meglio di sé nel sociale, sia quando ha definitivamente abbandonato quella via per imboccare quella dell’investigatore privato. Purtroppo il motivo scatenante di questi incontri è sempre un problema in cui Janegutt si è cacciato o si è trovato invischiato, fino a quando è addirittura accusato di un brutale duplice omicidio ed è proprio la caparbia di Veum a far emergere la verità di una macchinazione che coinvolge il suo protetto dalla notte dei tempi.
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IL TESTAMENTO DI NOBEL, di Liza Marklund |
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 Certo, ormai, la letteratura noir nordica ci ha abituati a considerare la Svezia come un paese ben lungi dall’essere idilliaco. È vero che, laddove c’è l’essere umano, è impossibile l’idillio. D’altra parte è anche vero che, nell’immaginario comune, alcuni paesi – pur sempre abitati da esseri umani - dovrebbero avvicinarsi maggiormente alla terra ideale in cui vivere, e il Nord Europa rientra fra questi modelli. Tale nomea dorata ha le sue ragioni d’essere, indubbiamente, anche se le nuove leve di giallisti scandinavi (come del resto quelle che li hanno preceduti, si pensi ai coniugi Maj Sjöwall e Per Wahlöö) hanno voluto quanto meno ridimensionare la percezione che possiamo avere di casa loro. Liza Marklund si allinea perfettamente con questa tendenza e, con “Il testamento di Nobel”, prende spunto dalla cerimonia di premiazione dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo, quelli appunto dei premi Nobel, per dare inizio ad una serie di delitti che di nobile, ahimé, non hanno proprio nulla. Anzi, la molla che vi sta dietro è la più vecchia e squallida del mondo, la sete di potere. Torna la sua eroina, Annika Bengtzon, già conosciuta e apprezzata dai lettori di Marsilio ne “Il lupo rosso”, che si trova invischiata in questo caso proprio fin dalle primissime battute. È, infatti, presente alla cerimonia dei Nobel per conto del proprio giornale ed è una testimone chiave del primo omicidio. La sua vena di investigatrice e il suo mestiere di giornalista la portano, però, ad andare molto oltre il fatto di essere una semplice testimone, anche se la sorte – è inutile negarlo – gioca un ruolo altrettanto preponderante.
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SETTANTA, di Simone Sarasso |
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 “Settanta” è la seconda puntata della “Trilogia sporca” che Simone Sarasso ha deciso di dedicare alla Storia di Italia, vera ed indiscussa protagonista dei suoi romanzi. Lo fa però attraverso lo strumento del noir e quindi, leggendo le sue storie nere, non ci si trova di fronte ad un trattato di storia da intendersi nel senso più scolastico (sebbene per arrivarci abbia veramente studiato!). Piuttosto la sua è, come ha scritto un altro grande scrittore noir italiano, Giancarlo De Cataldo, una meta-storia, in cui i personaggi non sono né ispirati a modelli reali, ma neppure del tutto immaginari. La trilogia di Sarasso, dunque, con i suoi due primi capitoli, a cui ne seguirà un terzo conclusivo nel 2011, ri-scrive una fetta di Storia recente, prendendo le mosse da eventi assolutamente reali, ma che corrispondono ancora oggi ad oscuri segreti. Con il suo stile asciutto e preciso, l’autore ci immerge in un mondo parallelo, non troppo lontano da quello in cui siamo vissuti o sono vissuti i nostri genitori (se per motivi cronologici ancora non c’eravamo – come del resto Sarasso). E poi ci propone una soluzione, che nella realtà odierna è ancora molto lontana dal divenire e che forse non verrà mai svelata, in un continuo rimando fra realtà e meta-realtà, che rappresenta la sua grande forza e il suo spunto originale.
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 Sono morti eccellenti quelle che sconvolgono la Svezia. Tanto eccellenti che la polizia di stato decide di dar vita ad una unità speciale per le indagini, denominata niente meno che Gruppo A. D’altra parte, quando sono i vertici dell’economia di un paese ad essere colpiti – o, per meglio dire, letteralmente e brutalmente eliminati – non si può certo lesinare sulle forze da mettere in campo. Anche se quello creato dal commissario della polizia giudiziaria Jan-Olov Hultin parrebbe un gruppo troppo particolare per raggiungere lo scopo di bloccare una serie efferatissima di omicidi molto simili a vere e proprie esecuzioni – ai danni di manager che guidano gruppi finanziari di primo piano. “La polizia di Stoccolma – dice uno dei 6 poliziotti scelti per l’inchiesta – ci odia perché gli abbiamo sottratto il caso, quella di stato ci odia perché Hultin ha scelto una banda di forestieri di rango piuttosto basso per una delle indagini più importanti della nostra storia, e tutti quanti ci odiano perché siamo fuori dalla norma: un finlandese, un musonero, un donna di Göteborg, una quinta colonna, una montagna di carne e un eroe mediatico”.
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L'ULTIMA NOTTE DI WAYNE, di Michael Koryta |
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 Wayne (Weston) è un investigatore privato che ha fatto una brutta fine. Infatti è stato trovato morto nel salotto della sua bella villa di Cleveland, con una pallottola conficcata nel cervello. Sembrerebbe aver fatto tutto da solo, anzi la versione ufficiale diffusa dai media è che si sia suicidato dopo aver eliminato la bellissima moglie Julie e la figlioletta di 5 anni Betsy. Fin qui si tratterebbe di una storia di ordinaria follia, come purtroppo se ne leggono e sentono tante nelle cronache di tutte le città del mondo. Quello che pare strano è, però, che i corpi di Julie e Betsy siano spariti nel nulla. A non accettare questa versione è soprattutto John Weston, il padre di Wayne, che assume l'agenzia investigativa Perry&Pritchard perché scopra cosa sia veramente accaduto l'ultima notte di Wayne. Il romanzo di esordio dell'allora giovanissimo Michael Koryta, pubblicato nel 2004 negli Stati Uniti e nel 2006 in italiano da Kowalski, è ora apparso nelle edizioni dell'Universale Economica Noir di Feltrinelli, a conferma del successo dell'americano, già insignito in patria del premio St. Martin's Press School of Journalism. A questa prima avventura con protagonista il detective Perry ne sono seguite altre due, di cui una già tradotta in italiano sempre da Kowalski.
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LE INCREDIBILI DISAVVENTURE DI UN AUTENTICO CACASOTTO, Manuel Manzano |
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 Le incredibili disavventure di Manuel Bun iniziano perché lui è – ahimé - un autentico pauroso, un pavido fatto e finito, insomma un cacasotto. La mancanza di coraggio lo ha segnato fin dall’infanzia e, anche quando sembrerebbe che finalmente le cose girino per un altro verso, ecco che le sue paure lo portano diritto diritto alla rovina.
Certo il tutto accade in modo assolutamente grottesco e delirante, con una verve tutta spagnola (del resto l’autore Manuel Manzano è nato a Saragozza e vive a Barcellona): tra le ramblas della capitale catalana si intrecciano le storie del nostro cacasotto con quelle di un serial killer cieco e diabetico, di un viceispettore della Omicidi bastardo e odiato da tutti e del suo alquanto improbabile e mostruoso aiutante.
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IL LUPO ROSSO, di Liza Marklund |
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 “La violenza sarà il tuo retaggio, o essere umano” sentenzia il commissario Q. a circa metà de “Il Lupo Rosso”, quinto episodio che vede protagonista la giornalista della carta stampata Annika Bengzton, una sorta di alter ego della sua autrice, la svedese Liza Marklund, anche lei affermata giornalista e moderatrice televisiva. E, in effetti, la violenza non si spreca in questo appassionante giallo scandinavo pubblicato da Marsilio: l’antefatto affonda le radici in un episodio terroristico degli anni sessanta, mai risolto, a cui Annika dedica la propria attenzione, ma in realtà ha lunghe propaggini che non risparmiano il presente. Tanto è vero che il contatto della giornalista, un collega che le promette rivelazioni interessanti e che vive a Luleå, una cittadina sperduta non lontano dal circolo polare artico, è il primo a farne le spese, restando vittima di un misterioso incidente stradale. A questo seguono una serie di altre morti che non possono passare per accidentali e che risultano fare capo ad un inquietante personaggio, un lupo, meglio un capo branco, tornato per tirare le somme della propria vita e incontrare i vecchi compagni di lotta.
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| Giovedì, 13 maggio | | · | Cosa Voglio Di Più, di Silvio Soldini |
| Domenica, 02 maggio | | · | L’OMBRA DEL FALCO, di Pierluigi Porazzi |
| · | GREEN ZONE, di Paul Greengrass |
| · | L’IPNOTISTA, di Lars Kepler |
| Domenica, 04 aprile | | · | IO SONO L'AMORE, di Luca Guadagnino |
| Giovedì, 11 febbraio | | · | A SINGLE MAN (UN UOMO SOLO), di Tom Ford |
| · | SATELLITI DELLA MORTE, di Gunnar Staalesen |
| · | A Bahia, festa infinita |
| Lunedì, 01 febbraio | | · | CATERINA SULLA SOGLIA, di Susanna Bissoli |
| Domenica, 03 gennaio | | · | IL TESTAMENTO DI NOBEL, di Liza Marklund |
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