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IL TESTAMENTO DI NOBEL, di Liza Marklund
L'Angolo del GialloCerto, ormai, la letteratura noir nordica ci ha abituati a considerare la Svezia come un paese ben lungi dall’essere idilliaco. È vero che, laddove c’è l’essere umano, è impossibile l’idillio. D’altra parte è anche vero che, nell’immaginario comune, alcuni paesi – pur sempre abitati da esseri umani - dovrebbero avvicinarsi maggiormente alla terra ideale in cui vivere, e il Nord Europa rientra fra questi modelli. Tale nomea dorata ha le sue ragioni d’essere, indubbiamente, anche se le nuove leve di giallisti scandinavi (come del resto quelle che li hanno preceduti, si pensi ai coniugi Maj Sjöwall e Per Wahlöö) hanno voluto quanto meno ridimensionare la percezione che possiamo avere di casa loro. Liza Marklund si allinea perfettamente con questa tendenza e, con “Il testamento di Nobel”, prende spunto dalla cerimonia di premiazione dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo, quelli appunto dei premi Nobel, per dare inizio ad una serie di delitti che di nobile, ahimé, non hanno proprio nulla. Anzi, la molla che vi sta dietro è la più vecchia e squallida del mondo, la sete di potere. Torna la sua eroina, Annika Bengtzon, già conosciuta e apprezzata dai lettori di Marsilio ne “Il lupo rosso”, che si trova invischiata in questo caso proprio fin dalle primissime battute. È, infatti, presente alla cerimonia dei Nobel per conto del proprio giornale ed è una testimone chiave del primo omicidio. La sua vena di investigatrice e il suo mestiere di giornalista la portano, però, ad andare molto oltre il fatto di essere una semplice testimone, anche se la sorte – è inutile negarlo – gioca un ruolo altrettanto preponderante.

Accanto all’indagine, che nel caso specifico mette a nudo le piccinerie del mondo della ricerca scientifica (perché purtroppo anche alle menti più eccelse capita di inciampare nelle bassezze più bieche), il grande pregio della Marklund è confrontare Annika con la quotidianità della propria vita, fatta sì di un lavoro che la assorbe e appassiona, ma anche di una sfera privata, non priva di problemi. È una moglie che aveva scoperto un tradimento del marito e che quindi ha sentimenti altalenanti nei confronti del coniuge, è una madre con due figli piccoli succube spesso di quei tipici sensi di colpa delle donne moderne divise fra carriera e famiglia, è un’amica generosa ma straordinariamente poco di polso con persone che sembrerebbero soprattutto approfittarsi di lei. Ma è, più di tutto e prima di tutto, un’ottima reporter investigativa, nata per scrivere, che fortunatamente non dimentica mai di mettere nero su bianco i propri pensieri, le proprie impressioni, perché il tempo ha la tendenza a cancellare anche i ricordi che si potrebbero credere indelebili. Lo stesso pare lo avesse pensato anche Alfred Nobel, l’uomo che voleva promuovere pace e progresso e che avrebbe scritto un misterioso testamento sulle cui tracce si ritrova Annika. La giusta ironia della sorte vuole che spesso dai propositi migliori scaturiscano invece le conseguenze più devastanti…
Benedetta Giorgi Pompilio

Liza Marklund (1962), soprannominata la “First lady” del giallo svedese, giornalista, scrittrice e moderatrice tv, è autrice della serie poliziesca di Annika Bengzton, un successo internazionale. Con il marito e i tre figli, vive tra la Svezia e la Spagna.

Liza Marklund, “Il testamento di Nobel”, 2009, traduzione di Laura Cangemi, Marsilio Editori
Articolo scritto Domenica 03 gennaio 2010, ore 13:01
da benedetta
 
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