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Festival del film di Locarno La piccola Anna Fitzgerald (una strepitosa Abigail Breslin) è una bambina engineered, ‘costruita’ dai genitori attraverso una selezione di geni per avere la massima compatibilità con sua sorella, Kate (Sofia Vassilieva), afflitta da una forma particolarmente aggressiva di leucemia.
Nei suoi undici anni di vita, Anna ha donato a sua sorella cordone ombelicale, cellule, sangue e midollo, in un crescendo di operazioni invasive, con strascichi sempre più dolorosi. All’ennesimo ritorno della malattia di Kate, la piccola Anna rifiuta di cedere un rene e, per tutelare il diritto a disporre del proprio corpo, si rivolge a un avvocato rampante (Alec Baldwin) che riempie di spot le TV locali. Sulla scelta di Anna la famiglia Fitzgerald, militarmente retta da una madre determinata sino alla cecità (Cameron Diaz, sempre più brava) si divide. E mentre le ore passano e la situazione di Kate si fa sempre più irrecuperabile, il processo inizia...

Il nuovo film di Nick Cassavetes (già autore di John Q e di The Notebook, proiettato proprio sulla Piazza Grande nel 2004) è un dramma con qualche svolazzo di troppo e una propensione al calligrafismo che rischia qua e là di oscurare l’eccellente lavoro attoriale di un cast pressoché perfetto.
Il nostro consiglio è quello di perdonare a Cassavetes la tendenza (molto americana) a spiegare proprio tutto e a far tornare per forza i conti. Meglio, molto meglio, lasciarsi andare all’emozione di un film che affronta a viso aperto la sfida di raccontare - e magari accettare – la sostanza stessa della vita e della sua inevitabile conclusione, per riscoprire la magia e il valore catartico del cinema.
I forzati del cinismo a oltranza possono tranquillamente astenersi.


Teo Lorini
Articolo scritto Sabato 08 agosto 2009, ore 10:08
da teo
 
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