L'ULTIMA NOTTE DI WAYNE, di Michael Koryta |
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 Wayne (Weston) è un investigatore privato che ha fatto una brutta fine. Infatti è stato trovato morto nel salotto della sua bella villa di Cleveland, con una pallottola conficcata nel cervello. Sembrerebbe aver fatto tutto da solo, anzi la versione ufficiale diffusa dai media è che si sia suicidato dopo aver eliminato la bellissima moglie Julie e la figlioletta di 5 anni Betsy. Fin qui si tratterebbe di una storia di ordinaria follia, come purtroppo se ne leggono e sentono tante nelle cronache di tutte le città del mondo. Quello che pare strano è, però, che i corpi di Julie e Betsy siano spariti nel nulla. A non accettare questa versione è soprattutto John Weston, il padre di Wayne, che assume l'agenzia investigativa Perry&Pritchard perché scopra cosa sia veramente accaduto l'ultima notte di Wayne. Il romanzo di esordio dell'allora giovanissimo Michael Koryta, pubblicato nel 2004 negli Stati Uniti e nel 2006 in italiano da Kowalski, è ora apparso nelle edizioni dell'Universale Economica Noir di Feltrinelli, a conferma del successo dell'americano, già insignito in patria del premio St. Martin's Press School of Journalism. A questa prima avventura con protagonista il detective Perry ne sono seguite altre due, di cui una già tradotta in italiano sempre da Kowalski.
“La notte precedente pendevo da un balcone al settimo piano, e scambiavo piombo con dei killer professionisti e adesso eccomi lì, a una tranquilla festicciola da boy-scout. La vita imprevedibile di un investigatore privato. E pensare che c'era gente che vendeva macchine o faceva conti in un'azienda. Che noia”. E' Lincoln Perry a parlare, la voce narrante di tutto il romanzo. Se lui, il più giovane dei due soci, è il duro ma sensibile, Joe Pritchard è il buono dai modi burberi e rudi. Entrambi sono ex poliziotti, sebbene con un passato molto diverso, perfettamente a proprio agio l'uno con l'altro, perché si fidano ciecamente l'uno dell'altro. E per fortuna c’è questa fiducia, dato che i loro avversari sono niente meno che la spietata mafia russa e l’uomo più ricco e corrotto della città. Dunque, due tipici “private eyes” alla Marlowe (a parte il fatto che lavorano in coppia e non rigorosamente soli), in perfetto stile hard-boiled. Non possono mancare le donne fatali, qui rappresentate dalla potenziale vittima Julie, ma anche dalla giornalista Amy, per la quale Lincoln nutre più di una semplice amicizia.
La narrazione prosegue spedita, con un finale a sorpresa, non così imprevedibile, ma che ci ricorda come non tutto ciò che luccica sia oro e che pecca di un leggero e ingiustificato moralismo. Perché una persona può uccidere senza che gli si chieda veramente di renderne conto e di un’altra, invece, ci si scandalizza se la passa liscia, quando infondo si tratta in entrambi i casi di una forma di legittima difesa? Ai lettori l'ardua sentenza.
Benedetta Giorgi Pompilio
Michael Koryta vive a Bloomington, nell’Indiana, dove ha studiato diritto penale. Collabora con un investigatore privato e insegna all’Indiana University School of Journalism.
Michael Koryta, “L’ultima notte di Wayne”, 2009, traduzione di Cristiano Merlo, Universale Economica Noir Feltrinelli. Web: Feltrinelli e Michael Koryta
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Articolo scritto Lunedì 11 maggio 2009, ore 17:05 da benedetta |
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