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ALLA CONQUISTA DI LHASA, di Peter Hopkirk |
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 Peter Hopkirk ha conquistato molti lettori italiani (fra loro anche chi scrive) con Il Grande Gioco, monumentale ricostruzione di un secolo conflitti, spesso occulti, tra britannici e russi per il dominio dell’Asia centrale, del Caucaso e di quei passi afgani, come il Bolan e il Khyber che costituiscono a tutt’oggi le principali vie d’accesso al subcontinente indiano. Con Alla conquista di Lhasa, Adelphi prosegue nella pubblicazione dell’opera di Hopkirk sulla storia della penetrazione europea in Asia centrale. Il tema di questo appassionante volume sono le imprese epiche, astute e non di rado incoscienti, con cui gli occidentali si sono progressivamente avvicinati e hanno infine raggiunto il “Tetto del Mondo”. A partire dal 1860 infatti, il Tibet, paese proibito ai viaggiatori (agli occidentali in particolar modo), ha costituito la sfida più appassionante per un’umanità che ancora non aveva finito di esplorare il mondo che la ospita.
Hopkirk inizia descrivendo le imprese dei pandit, gli esploratori indiani addestrati dal Survey of India, un corpo d’elite cui appartenne anche Sarat Chandra Das, il pandit che ispirò Kipling per il personaggio di Mookerjee in Kim. Travestiti da pellegrini o carovanieri, usando strumenti nascosti e basandosi su rilevazioni pioneristiche ma estremamente precise, nel corso di viaggi rischiosissimi che potevano durare anni, i pandit sono stati i primi cartografi moderni di questa regione ancora sconosciuta. Il libro narra poi le numerose spedizioni in cui i tibetani ebbero ragione dell’astuzia o della tenacia degli esploratori europei, e si spinge fino all’effettiva conquista della capitale da parte di un’armata britannica (1904) e persino oltre, con la fiabesca avventura dell’equipaggio d’un B-24 americano che fu costretto a paracadutarsi vicino a Lhasa poco prima del Natale 1943.
Uno dei rari (ma veniali) limiti di Hopkirk sta nell’aver privilegiato i rapporti conservati negli archivi britannici e la memorialistica di viaggio, senza completare un quadro tanto affascinante con la suggestione arcana di tanta letteratura esoterica (Saint-Yves d’Alveydre, Guénon, Ossendowski) che da sempre ha fatto del Tibet la sede di un potere immenso, primordiale e occulto.
La conquista di Lhasa di Peter Hopkirk Adelphi pp. 363 euro 24
Teo Lorini da «Pulp Libri» n.77 (gennaio-febbraio 2009)
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Articolo scritto Venerdì 20 febbraio 2009, ore 11:02 da teo |
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