CON LA MORTE NEL CUORE, di Gianni Biondillo |
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 L’ispettore Ferraro è alla sua seconda brillante avventura e non smentisce in nulla l’ottima impressione che gli aveva già fatto fare il suo creatore Gianni Biondillo nel primo romanzo, “Per cosa si uccide”, che lo aveva visto protagonista. Ora “Con la morte nel cuore”, sempre ambientato nel popolare e periferico quartiere milanese di Quarto Oggiaro, ritorna pronto a combattere contro crimini e criminali di efferata crudeltà, ma anche ad offrirci spaccati di una vita personale non proprio rosea ed estremamente realistica – Ferraro è divorziato, ha una figlia di 7 anni che cresce e che non riesce a vedere quanto vorrebbe, cerca di riprendere gli studi unviersitari interrotti quando è entrato in polizia. Ma è anche simpatico, ironico, un amico fidato e pronto a rischiare il tutto per tutto, persino debole quel tanto che basta per piacere. Attorno a lui fioriscono una serie di personaggi, alcuni nuovi altri già incontrati, e di storie che rendono la lettura appassionante e divertente, se pur talvolta drammatica.
Tutto inizia letteralmente con quella morte nel cuore evocata dal titolo non tanto per Ferraro, quanto piuttosto per il suo collega ed amico Lanza, ma in realtà questa sequenza iniziale si ripresenta solo alla fine del romanzo, quando quasi tutto è stato chiarito e le fila si stanno per tirare in modo definitivo. Sarebbe un peccato raccontare ora questa storia, se ne toglierebbe tutto il gusto, che invece vale la pena di assaporare durante la lettura.
Va invece senz’altro detto che la scrittura di Biondillo è sempre vivace e rallegrata, qua e là nel dipanarsi delle vicende che si intrecciano l’una all’altra, dall’espediente di dar voce ad oggetti inanimati, distraendo in modo divertente il lettore, che sembra tirare un attimo il fiato dal circolo di morte e violenza in cui è altrimenti immerso. Così, per esempio, racconta della sveglia di Ferraro che “optò per per il suicidio rituale. Anni e anni di devoto servizio e mai un complimento, mai un pensiero per lei e per il suo lavoro ingrato. Aveva fatto il giro del mondo per giungere sul comodino di Ferraro, dalla Cina, passando per l’India, poi per l’Europa dell’Est, e infine sul bancone dell’ambulante che vendeva cianfrusaglie a pochi euro al mercato del martedì. Il giro del mondo. E Ferraro se ne fregava”. O ancora, Biondillo introduce un dialogo fra Ferraro e alcuni colleghi che ricalca una pièce teatrale, con tanto di location davanti alla macchina del caffè del commisariato, anch’essa dotata, altrove nel racconto, di una simpatica anima parlante.
Intanto Ferraro prosegue nelle sue indagini, fra incertezze e schiarite. “Aveva una sua teoria. Probabilmente era il delirio lucido dell’affogato che vedeva spiagge e asciugamani in mezzo all’oceano; forse era l’extrema ratio del pokerista incallito, che scarta quattro carte su cinque, che spera nel colpo di fortuna. O la va o la spacca. O il banco o un colpo di pistola alla tempia”. Per fortuna alla fine “la va”. E questo ci rallegra per il semplice fatto che speriamo così ci sia di nuovo, il prima possibile, Ferraro, con la sua carica di umanità e di sfortune, pronto a farci sorridere e preoccupare. Fino all’ultima pagina.
Benedetta Giorgi Pompilio
Gianni Biondillo (Milano 1966) è architetto e saggista. Ha scritto per il cinema e per la televisione. Il suo primo romanzo, “Per cosa si uccide”, è stato pubblicato da guanda nel 2004.
Gianni Biondillo, Con la morte nel cuore, 2005
Ugo Guanda Editore
Sito Web: www.guanda.it
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Articolo scritto Domenica 24 aprile 2005, ore 10:04 da benedetta |
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