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OUTLANDER, di Howard McCain (Piazza Grande) |
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 Barbari & dischi volanti per il film di ferragosto, una pellicola che, nelle intenzioni di Howard Mc Cain e del suo sceneggiatore, Dirk Blackman, avrebbe dovuto mettere assieme sequenze di spettacolare computer graphic e una tessitura narrativa ricca di riferimenti a fumetti, romanzi e saggistica varia (il pressbook menziona addirittura le teorie fanta-archeologiche rese celebri dallo svizzero Erich von Däniken). Gli esiti però sono decisamente inferiori alle intenzioni degli autori e la pellicola di McCain si rivela ben presto come un pasticcio di scene straviste e troppo prevedibili. La trama anzitutto: sulla Norvegia dell'ottavo secolo d.C. precipita, inabissandosi in un lago, un'astronave fuori controllo guidata da alieni di fattezze umane. Di tutto l'equipaggio si salva solo Kainan (James Caviezel, una belloccio che ricorda vagamente il Jack di "Lost" ma risulta, se possibile, più stolido). Non è però il solo sopravvissuto, dal ventre del veicolo si è infatti liberato un temibilissimo mostro predatore, il Moorwen. Tanto feroce quanto ghiotta di guerrieri norreni, la creatura si dà ai massacri notturni: sulle prime i vichinghi non credono a Kainan e si sfiniscono in lotte fra tribù con massacri e schizzi di sangue al rallentatore che arrivano dritti dritti dal 300 di Zack Snyder.
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STORY OF JEN, di François Rotger (CI) |
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 La 15enne Jen vive in un microscopico villaggio canadese con la giovanissima madre, Sarah che ha appena 30 anni, è bellissima (così almeno dicono i personaggi del film: noi, onestamente, non ce ne eravamo accorti) ed è già vedova. Suo marito si è suicidato, lasciandosi dietro solo un garbato bigliettino con scritto «Fuck You». Senza motivi apparenti, Sarah accoglie presso la loro casa Ian, un tipo dall’aria poco raccomandabile, sedicente fratellastro del defunto. Sarah ne impone la presenza a Jen e litiga persino con il nonno, Melvin, che pensa ai pettegolezzi del paesino. Quando però Jen si avvicina incuriosita al barbuto omaccione, Sarah (che nel frattempo abbiamo visto rimorchiare perdenti in squallidi bar), decide di allontanare Ian, prontamente ricollocato come fattore presso una fattoria dei dintorni. Nella vita della timida e impacciata Jen arriva allora Ana, una compagna di scuola che decide repentinamente di diventare la sua migliore amica. Ana frequenta corsi “per imparare a dire di no ai ragazzi” (senza troppo costrutto, a giudicare dal viavai di bellimbusti con cui pastrugna alle feste campestri...).
Adeguandosi all’esempio della nuova amica, anche Jen si lascia andare a qualche approccio, ma nel suo cuoricino di cerbiatta c’è posto solo per il fosco Ian e così la ragazzina finirà per fuggire di casa e raggiungerlo in campagna. Dopo una gita a cavallo, i due verranno sorpresi dalla tormenta nel cuore della notte e, prevedibilmente, il rude fattore sottrarrà a Jen la verginità attorno a cui gira mezzo film, lasciandola ovviamente incinta.
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LEZIONE 21, di Alessandro Baricco (Piazza Grande) |
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 Usare il termine "calligrafismo" per il film con cui Alessandro Baricco esordisce dietro la MdP, significa peccare per eccesso di understatement. Intrecciato attorno a tematiche e stilemi cari al narratore torinese, Lezione 21, si sviluppa su molteplici piani narrativi, raccontando la storia di un professore universitario, Mondrian Killroy (John Hurt), che nelle sue seguitissime lezioni si abbandona alla propria ossessione: demistificare opere d'arte sopravvalutate. Argomento della "Lezione 21" è nientemeno che la Nona sinfonia di Beethoven. A raccontare la performance dell'eccentrico docente, sarà un manipolo di fedelissimi allievi che rievocano (e qui la faccenda si fa intricata) descrizioni di un villaggio nordico popolato di personaggi dediti alle più strampalate occupazioni.
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CHOKE, di Clark Gregg (Piazza Grande) |
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 Come il Jack (Edward Norton) di Fight Club, il protagonista di questo film (tratto da un altro romanzo di Chuck Palahniuk) frequenta gruppi di terapia. Il problema di Victor Mancini (un eccellente Sam Rockwell) è la sessodipendenza. Le somiglianze tra i due testi (e i due film) però finiscono qui. Se Jack era un anonimo impiegato, Viktor tira a campare, interpretando il bravo colono in un parco divertimenti sulla storia americana. Ma questa è solo una fonte di reddito secondaria: Viktor infatti è un maestro nel simulare il soffocamento (cui allude il titolo) e nel sollecitare la compassione dei suoi "salvatori", a cui poi non esita a chiedere denaro, con una lucidità lontanissima dalla personalità scissa dell'antierore di Fight Club. Una lucidità ancor più ammirevole se si pensa che il protagonista di Choke ha trascorso tutta la sua infanzia in fuga al fianco di una madre abbastanza tossica & discretamente paranoica. Oggi però l'originale mammina (la superba Anjelica Houston) è ricoverata nel reparto psichiatrico di un ospedale, e da tempo non riconosce più il povero Viktor , scambiandolo anzi per altri personaggi a cui non lesina critiche su quel figlio ingrato che
non la va mai a trovare.
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IL SOL DELL'AVVENIRE, di G. Pannone (Ici et Ailleurs) |
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 Vero e proprio "caso" di questi primi giorni di Festival, il film di Gianfranco Pannone è stato preceduto da infuocate esternazioni del poeta e -forse proprio per questo- ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi ha rilasciato ai giornali. Non è chiaro se il fedelissimo ex-coordinatore di Forza Italia abbia visto Il sol dell'avvenire prima di dichiarare ai giornali: "quel film offende le vittime del terrorismo" e "ho dato precise disposizioni perché in futuro lo Stato non finanzi più prodotti filobrigatisti". È però con un certo stupore che il pubblico presente in sala ha appreso che il primo finanziamento a Pannone è stato decretato non dal governo guidato dal sovversivo stalinista (e pure filobrigatista, via) Romano Prodi, bensì dal ministero dei Beni Culturali presieduto dal ministro, di stretta osservanza berlusconiana, Rocco Buttiglione. La vita, direbbe Bondi con l'afflato lirico che gli è proprio, è piena di sorprese...
Scritto con Giovanni Fasanella, Il sol dell'avvenire è un documentario che ripercorre, con l'aiuto di Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli e Roberto Ognibene (tre ex-brigatisti usciti dalla prigione dopo aver scontato la loro pena) le riunioni dell'Appartamento, una comune reggiana formata nel 1969 da giovani delle più svariate provenienze (esuli del PCI, anarchici, trotskisti, cattolici). In quel crogiolo di ideali e di passioni tanto disparate, attraverso confronti, discussioni, tensioni ideali, fraintendimenti e terribili errori nacque, per alcuni di quei giovani, la scelta di dedicarsi alla lotta armata, dando vita a una delle colonne delle Brigate Rosse.
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LA POSSIBILITÀ DI UN’ISOLA, di Michel Houellebecq (Play Forward) |
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 Scontento della trasposizione cinematografica del suo romanzo Le particelle elementari per la regia di Oskar Roehler (2006) Michel Houellebecq ha deciso da fare da solo, debuttando come regista della pellicola tratta dal proprio romanzo omonimo La possibilté d’une île.
La pellicola, al pari del romanzo, racconta l’avvento di una setta che propone la vita oltre la morte non in virtù di presenze onnipotenti ma grazie alle tecniche futuristiche offerte dalla scienza. La possibilità di rigenerazione del genere umano è offerta da sofisticate modalità di clonazione umana.
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CHAOS THEORY, di Marcos Siega (Piazza Grande) |
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 Premessa. Quando ci si mettono, gli americani le sanno fare le commedie. Chaos theory ne è la perfetta conferma. Frank Allen è ossessionato dall’ordine e dall’organizzazione del proprio tempo, stila liste puntigliose e inderogabili degli impegni della giornata diventando un vero e proprio teorico della pianificazione, su cui tiene conferenze e lezioni e ha persino pubblicato un libro dal titolo eloquente “The Five Minute Efficiency Trainer”. La bella moglie Susan (interpretata da Emily Mortimer), madre della piccola Jessie, è abituata a tollerare gli eccessi maniacali del marito, ma un giorno decide di spostare le leancette dell’orologio in avanti. L’errore però è in agguato e Susan, anziché regalare a Frank dieci minuti, glieli sottrae, causando un effetto domino inarrestabile.
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PENE D'AMORE - Sette racconti erotici, a c. di Gianni Biondillo |
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 Estate 2007: un periodico femminile propone al giallista Gianni Biondillo di scrivere un racconto. Sarà l'estate e il caldo malandrino, ma il testo che ne salta fuori non è né morboso né pornografico ma, come dice giustamente l'autore milanese, un divertissement "vagamente piccante". Le redattrici (donne) leggono e approvano, il caporedattore (uomo) invece no. Oibò Incassata la censura, Biondillo ci pensa un po' su e si domanda: ma perché da una quindicina d'anni (lui pensa al boom del Macellaio di Alina Reyes, 1993; noi risaliremmo almeno fino alle Età di Lulù della Grandes, 1989) la letteratura erotica sembra essere appannaggio solo delle scrittrici donne? Tra l'altro con il fantasma ricorrente dell'ipocrisia e del perbenismo per cui, dopo mille lambiccatissime perversioni, arriva puntualmente l'Amore Puro (e borghesuccio) delle varie Melisse P., Isabelle Santecroci e via discorrendo. Morale: Biondillo raduna alcuni autori affermati e gli propone di cimentarsi con il tema.
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LE MALEPAROLE, di Salvo Scibilia |
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 Ferdinando Astuti è un giovane avvocato della Catania degli anni Sessanta. Viene preso per il praticantato nello studio dell’avvocato Rallo, che però alla professione dell’avvocato preferisce quella del politicante della destra conservatrice e quindi incarica l’Astuti, noto per le sue doti letterarie, di scrivergli i discorsi per i comizi elettorali. E ne apprezza apertamente i risultati: “Complimenti avvocato. Io, che resti sempre tra di noi, sono solo un suo umile Mecenate, ma mi creda, per certe cose ci vuole talento: se non si sentono interiormente qui - e si batteva aritmicamente il petto come un penitente.- Non si possono scrivere. E lei, Astuti, quello che scrive lo sente: e io lo sento che lo sente”. Inizia così un sottile gioco di ipocrisie – Astuti non condivide minimamente le idee politiche del suo datore di lavoro – che si intreccia con la narrazione piacevole e ricercata di Salvo Scibilia, al suo esordio letterario con questo romanzo, certamente non a caso intitolato “le maleparole”. Infatti, sono proprio le parole a dominare la scena: quelle di Rallo che incalzano l’Astuti, ma anche quelle del commendatore Patanè, che a sua volta ha incaricato l’esordiente azzeccagarbugli di scrivere la sua biografia. A volte, qui spesso, più che di parole, si tratta appunto di maleparole...
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CSNY: DEJA VU, di Bernard Shakey (Neil Young) |
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 Giovedì 17 luglio a S. Francisco si è tenuta la seconda proiezione di CSNY Déjà Vu, il documentario presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e diretto da Neil Young con l'abituale pseudonimo di
Bernard Shakey. IlCritico era lì, a gustare il film e il dibattito che è seguito. CSNY Déjà Vu racconta la riunione dello storico supergruppo formato da Neil Young con David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash, che nel 2006 sono tornati a esibirsi nelle arene di mezza America ma stavolta non per l'ennesima rentrée nostalgica e un po' patetica, bensì per un tour fortemente voluto da Young ed eloquentemente battezzato “Freedom of Speech Tour”. I concerti hanno infatti seguito la pubblicazione di Living with war, il CD in cui Young ha aspramente criticato la guerra in Iraq e -più in generale- il clima da crociata e le menzogne con cui l'amministrazione Bush ha giustificato la sua politica di intervento militare e di riduzione delle libertà civili. Il Tour di CSNY inoltre s'è svolto in parallelo con la campagna elettorale per le elezioni di metà trimestre, quelle cioè in cui i repubblicani hanno totalizzato il minimo storico di preferenze.
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| Domenica, 13 luglio | | · | DELITTO IMPERFETTO, di Teresa Solana |
| Mercoledì, 18 giugno | | · | BEDUINA, di Alicia Erian |
| Lunedì, 16 giugno | | · | RATTI ROSSI, di Qiu Xiaolong |
| Domenica, 15 giugno | | · | SANTE RAGIONI, di C. Castellacci - T. Pievani |
| Venerdì, 13 giugno | | · | Gomorre, una riflessione - di Massimo Magon |
| Domenica, 01 giugno | | · | L’UOMO IN VETRINA, di Kjell Ola Dahl |
| Sabato, 24 maggio | | · | L’AUTOPOMPA FANTASMA, di Maj Sjöwall e Per Wahlöö |
| Sabato, 03 maggio | | · | FELTRINELLI, UNA STORIA CONTRO , di e con Mauro Monni |
| Venerdì, 25 aprile | | · | SOGNI E DELITTI di Woody Allen |
| Giovedì, 17 aprile | | · | Cloverfield, regia di Matt Reeves |
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