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A SINGLE MAN (UN UOMO SOLO), di Tom Ford
Al cinemaSiamo a Los Angeles ed è il 1962. Nell’aria si respira la tensione: il pericolo di Cuba e di una guerra nucleare sembra incombente. George Falconer (Colin Firth) è un professore universitario inglese bello, distinto, elegantissimo. Sembrerebbe perfetto lui, perfetta la sua casa, perfetto ogni dettaglio della sua vita, ma da subito si innesta una frattura: la patina di perfezione si increspa e l’increspatura è dovuta al dolore. George ha perso il suo compagno Jim in un incidente di macchina, una morte improvvisa e imprevista che ne ha acuito il senso della perdita rendendolo insopportabile. Gli pare di non poter sopravvivere al proprio lutto e così decide che quello deve essere il suo ultimo giorno di vita e prepara minuziosamente questo commiato, scegliendo addirittura quale vestito dovranno fargli indossare al funerale o trascorrendo quella che pensa sia l’ultima serata con la sua più cara amica. Tratto dall’omonimo romanzo di Christopher Isherwood (1964), “A single man” – “Un uomo solo” - è stato trasposto nella versione cinematografica da un regista e produttore che di mestiere ha fatto tutt’altro, il che non gli impedirà di portare avanti due carriere parallele, da oggi in poi. Lo statunitense Tom Ford è, infatti, uno stilista notissimo, già direttore creativo di marchi internazionali quali Gucci e Yves Saint Laurent, che si cimenta con sceneggiatura e macchina da presa, riscuotendovi il medesimo successo che riscuote sulla passerella. Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è valso al suo protagonista Colin Firth, per altro magistrale nella sua interpretazione, la Coppa Volpi, ed è fra i favoriti nella corsa all’Oscar.
Articolo scritto da benedetta Giovedì 11 febbraio 2010, ore 22:02
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SATELLITI DELLA MORTE, di Gunnar Staalesen
L'Angolo del GialloVarg Veum è un detective. Benché abbia molte delle caratteristiche comuni al tipico detective hard boiled - che deve essere onesto, ironico, disincantato, amante della solitudine, ma anche della bottiglia e del gentil sesso, alla Philip Marlowe per intenderci - il suo nome tradisce in modo lampante origini geografiche piuttosto distanti da quelle dell’eroe di Chandler. Infatti, il nostro Veum vive e lavora a Bergen, Norvegia, dove è nato nel 1947, come il suo creatore Gunnar Staalesen. Da giovane, il suo primo mestiere è stato quello dell’operatore sociale e il suo caso “Satelliti della morte”, pubblicato in italiano nella esordiente collana Ombre da Iperborea (anche se in realtà è il penultimo che lo vede protagonista), affonda le radici proprio in quel passato di giovane idealista. Sono trascorsi venticinque anni dall’afoso luglio del 1970, in cui, insieme ad una collega con un’esperienza sicuramente superiore alla sua nell’assistenza ai minori, incontra Janegutt, ancora in fasce, con una madre alcolizzata che fatica a prendersi cura di lui. Da lì inizia l’odissea del piccolo, la cui strada il destino vuole che si incroci più volte con quella di Varg Veum, sia quando quest’ultimo ancora crede di poter dare il meglio di sé nel sociale, sia quando ha definitivamente abbandonato quella via per imboccare quella dell’investigatore privato. Purtroppo il motivo scatenante di questi incontri è sempre un problema in cui Janegutt si è cacciato o si è trovato invischiato, fino a quando è addirittura accusato di un brutale duplice omicidio ed è proprio la caparbia di Veum a far emergere la verità di una macchinazione che coinvolge il suo protetto dalla notte dei tempi.
Articolo scritto da benedetta Giovedì 11 febbraio 2010, ore 22:02
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A Bahia, festa infinita
MusicaFestival de verao, dodicesima edizione. La mistura della musica è andata in scena dal 20 al 24 gennaio a Salvador de Bahia. A pochi giorni dall'inizio del carnevale, l'evento più importante di musica dell'intero Brasile, ha dettato i ritmi vecchi e nuovi di questo paese che aggiorna la sua storia sempre in maniera quasi pomposa, ma sempre in modo molto popolare.
Novanta esibizioni in sei palchi, distribuiti in novanta mila metri quadrati, con il palco 2010, il palco centrale, a fare da padrone. In più la novita dello "spazio 110" dedicato ai 60 anni del trio elettrico, ai 25 anni della axe music e ai 25 anni di rede bahia: foto documenti, testimonianza ulteriore di tutti questi movimenti, per non dimenticarne le origini, per costruire il domani della musica Movido, "pee la mistura", come intitola il giornale del festival.
Articolo scritto da alessandro Giovedì 11 febbraio 2010, ore 21:02
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CATERINA SULLA SOGLIA, di Susanna Bissoli
LibriAnche nei luoghi più bui e angusti brillano ogni tanto spiragli di luce imprevista, soffi inattesi d’aria fresca. È così persino nella Verona giustizialista e repressiva di Tosi, il sindaco-sceriffo della Lega cui piace tanto declamare slogan xenofobi in TV. Ignorato, quando non ostacolato dalla giunta cittadina, il circolo culturale Malacarne da anni invita a Verona artisti, narratori e musicisti per esposizioni, concerti, scuole di scrittura.
È in una di queste occasioni che due autori come Paolo Cognetti e Matteo B. Bianchi hanno conosciuto la delicata malinconia e la voce e precisa di Susanna Bissoli. I due l’hanno incoraggiata, seguendo con attenzione il suo lavoro e scommettendo sul suo talento fino all’incontro con Davide Musso, l’editor di Terre di Mezzo che pubblica ora il volume d’esordio della Bissoli, una raccolta di racconti in cui si fondono elementi autobiografici, felici intuizioni narrative e uno stile sempre misuratissimo.
Articolo scritto da teo Lunedì 01 febbraio 2010, ore 13:02
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IL TESTAMENTO DI NOBEL, di Liza Marklund
L'Angolo del GialloCerto, ormai, la letteratura noir nordica ci ha abituati a considerare la Svezia come un paese ben lungi dall’essere idilliaco. È vero che, laddove c’è l’essere umano, è impossibile l’idillio. D’altra parte è anche vero che, nell’immaginario comune, alcuni paesi – pur sempre abitati da esseri umani - dovrebbero avvicinarsi maggiormente alla terra ideale in cui vivere, e il Nord Europa rientra fra questi modelli. Tale nomea dorata ha le sue ragioni d’essere, indubbiamente, anche se le nuove leve di giallisti scandinavi (come del resto quelle che li hanno preceduti, si pensi ai coniugi Maj Sjöwall e Per Wahlöö) hanno voluto quanto meno ridimensionare la percezione che possiamo avere di casa loro. Liza Marklund si allinea perfettamente con questa tendenza e, con “Il testamento di Nobel”, prende spunto dalla cerimonia di premiazione dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo, quelli appunto dei premi Nobel, per dare inizio ad una serie di delitti che di nobile, ahimé, non hanno proprio nulla. Anzi, la molla che vi sta dietro è la più vecchia e squallida del mondo, la sete di potere. Torna la sua eroina, Annika Bengtzon, già conosciuta e apprezzata dai lettori di Marsilio ne “Il lupo rosso”, che si trova invischiata in questo caso proprio fin dalle primissime battute. È, infatti, presente alla cerimonia dei Nobel per conto del proprio giornale ed è una testimone chiave del primo omicidio. La sua vena di investigatrice e il suo mestiere di giornalista la portano, però, ad andare molto oltre il fatto di essere una semplice testimone, anche se la sorte – è inutile negarlo – gioca un ruolo altrettanto preponderante.
Articolo scritto da benedetta Domenica 03 gennaio 2010, ore 13:01
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L'UOMO CHE FISSA LE CAPRE, di Grant Heslov
Al cinema< Un cast strepitoso che accorpa nello stesso film i fantastici quattro George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges e l'incomparabile Kevin Spacey; poteri ESP e flower power; marines addestrati come cavalieri Jedi da una strepitosa reincarnazione del grande "Drugo" Lebowski, l'Iraq che diventa un immenso laboratorio per testare armi non convenzionali (ma alquanto demenziali) in un accampamento che ricorda molto da vicino il MASH di Robert Altman: L'uomo che fissa le capre è un divertente frullato di cultura pop che riesce a far ridere contemporaneamente dell'ottusità militarista, delle più paranoiche teorie della cospirazione e delle strampalerie new age.
Preceduta dall'avviso inesorabile (e très Hunter S. Thompson): «Molto di quanto state per vedere è vero», la storia comincia quando il cronista di un microscopico quotidiano del Michigan, Bob Wilton (McGregor), si reca a intervistare un sedicente paragnosta che gli confessa di aver militato in un'unità segreta dell'esercito USA, un drappello di super-soldati, dotati di poteri psichici. Al ritorno in ufficio, la vita di Bob cambia bruscamente. Sua moglie lascia per il datore di lavoro, un omarino mutilato e dotato di un braccio meccanico.
In cerca di riscatto, Bob lascia Ann Arbor per l'Iraq dove si imbatte in Lyn Cassady (Clooney), il guerriero più potente dell'Esercito Nuova Terra, la divisione nata durante la Guerra Fredda e specializzata in guerrieri paranormali. Uno scombinatissimo viaggio attraverso l'Iraq permetterà a Bob di conoscere la storia passata del Battaglione di Lyn e di rintracciarne le tracce persino nel deserto occupato dalle truppe USA.
Articolo scritto da teo Domenica 08 novembre 2009, ore 08:11
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INGLOURIOUS BASTERDS, di Quentin Tarantino
Al cinema Un classico Mexican standoff ambientato durante la seconda guerra mondiale in un locale in territorio francese, una squadra speciale di soldati ebrei che combattono il Führer e ricavano scalpi dalle teste dei militari teutonici, un lungometraggio, film nel film, che racconta l’interminabile e ripetitiva gloria militare di un soldato tedesco: Tarantino non si è fatto mancare niente. Costruito ricalcando a più riprese la struttura e il linguaggio del suo Kill Bill I, Inglourious Basterds (tradotto goffamente ed erroneamente: Bastardi senza gloria) si presenta come un testo stratificato, in cui Tarantino, tra citazionismo e ricostruzione/rilettura storica riesce a divertire e – sorpresa – a far riflettere. Il progetto della sua ultima fatica affonda le radici in determinati modelli di riferimento, su tutti il film di Enzo G. Castellari Quel maledetto treno blindato, uscito nel 1977 e uscito negli Stati Uniti col titolo Inglorious Bastards. Tarantino parte quindi da una storpiatura: il suo Inglourious Basterds, con una vocale di troppo e una errata, fornisce la prima possibile lettura del film, che ci presenterà una storia altrettanto modificata e artefatta.
Articolo scritto da enrico Mercoledì 14 ottobre 2009, ore 17:10
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SETTANTA, di Simone Sarasso
L'Angolo del Giallo“Settanta” è la seconda puntata della “Trilogia sporca” che Simone Sarasso ha deciso di dedicare alla Storia di Italia, vera ed indiscussa protagonista dei suoi romanzi. Lo fa però attraverso lo strumento del noir e quindi, leggendo le sue storie nere, non ci si trova di fronte ad un trattato di storia da intendersi nel senso più scolastico (sebbene per arrivarci abbia veramente studiato!). Piuttosto la sua è, come ha scritto un altro grande scrittore noir italiano, Giancarlo De Cataldo, una meta-storia, in cui i personaggi non sono né ispirati a modelli reali, ma neppure del tutto immaginari. La trilogia di Sarasso, dunque, con i suoi due primi capitoli, a cui ne seguirà un terzo conclusivo nel 2011, ri-scrive una fetta di Storia recente, prendendo le mosse da eventi assolutamente reali, ma che corrispondono ancora oggi ad oscuri segreti. Con il suo stile asciutto e preciso, l’autore ci immerge in un mondo parallelo, non troppo lontano da quello in cui siamo vissuti o sono vissuti i nostri genitori (se per motivi cronologici ancora non c’eravamo – come del resto Sarasso). E poi ci propone una soluzione, che nella realtà odierna è ancora molto lontana dal divenire e che forse non verrà mai svelata, in un continuo rimando fra realtà e meta-realtà, che rappresenta la sua grande forza e il suo spunto originale.
Articolo scritto da benedetta Sabato 26 settembre 2009, ore 18:09
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LA REINE DES POMMES, di Valérie Donzelli (CdP)
Festival del film di Locarno Mathieu decide repntinamente di lasciare Adèle che, piegata dal dolore dell'abbandono, confessa a un'amica i suoi foschi propositi. Dettofatto Adèle viene sedata e trasferita di peso a casa di una cugina nubile, bruttarella e, per di più, con un occhio perennemente infiammato.
La convivenza tra le due è complicata ma lentamente Adèle inizia a esplorare il quartiere in cui vive e a conoscere nuove persone, forte dell'esortazione di sua cugina che non si stanca di raccomandarle di trovare nuovi partner, in una versione spiccia del proverbio secondo cui chiodo scaccerebbe chiodo.Le cose però non vanno esattamente così: Adéle incontra un uomo sposato, un timido studente d'arte e un giovanotto pieno di bizzarre fantasie sessuali ma nessuno di loro riesce a farle scordare il suo amore per Mathieu.
Articolo scritto da teo Sabato 15 agosto 2009, ore 12:08
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ROMANZO CRIMINALE, di Michele Placido (Jury Members' Films)
Festival del film di Locarno Una sezione minore ma interessante del Festival è dedicata alla riproposta dei film cui hanno collaborato membri delle varie giurie. Di Esmeralda Calabria, montatrice per registi come Moretti, Piccioni, Archibugi e co-autrice del documentario Biùtiful cauntri è stato proiettato ieri all'Ex-Rex Romanzo criminale .

Va detto subito che l'impresa di trasporre sullo schermo il voluminoso romanzo di Giancarlo De Cataldo sulle gesta della Banda della Magliana non era delle più semplici: Placido ha dovuto maneggiare un libro di oltre 600 pagine in cui l'approfondimento psicologico procede in parallelo con la descrizione degli intricati rapporti fra membri della Banda, mafia e servizi segreti deviati, sino al ruolo non secondario giocato dai "Magliari" nei peggiori crimini che insanguinarono l'Italia nella stagione delle stragi e del terrorismo, affaire Moro e strage di Bologna in primo luogo. Gli sceneggiatori -oltre a Placido e De Cataldo ci sono anche Stefano Rulli e Sandro Petraglia- hanno perciò lavorato di sottrazione, realizzando un film di durata superiore alla media (quasi 3 ore) in cui i passaggi fondamentali del testo d'origine sono quasi sempre rispettati.
Articolo scritto da teo Sabato 15 agosto 2009, ore 11:08
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