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FERITO, di Percival Everett |
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 Lo sfondo di questo romanzo è un paesino del Wyoming dal nome molto dylaniano di Highland. L’immancabile Wal-Mart, la stazione delle corriere, qualche diner, l’ufficio dello sceriffo e, intorno, terra a perdita d’occhio, una proprietà dopo l’altra, con fiumiciattoli, colline e strettissimi canyon come incerti confini, sino al gran Deserto Rosso che abbraccia e chiude l’orizzonte. È una comunità pacifica in cui la vita è dura e appagante come su qualunque frontiera e dove persino per l’allevatore di cavalli John Hurt, l’origine afroamericana non è mai stata un problema. Quando però un ragazzo che lo aiuta col bestiame viene accusato del brutale omicidio di un giovane gay, le cose cambiano e Highland diventa improvvisamente un luogo molto meno accogliente.
Everett conferma qui l’acuta intelligenza già rivelata in Cancellazione (Instar), in Glifo e nella Cura dell’acqua (entrambi per Nutrimenti). Se l’opera di questo eccellente autore è ancora in gran parte inedita da noi, è anche per l’abilità con cui egli plasma e controlla la lingua inglese. Un plauso allora a Marco Rossari che, dopo aver sudato sui limerick e le ricercate sgrammaticature della Cura dell’acqua, ricrea qui una tavolozza espressiva dove il lirismo di alcune descrizioni si armonizza alla perfezione con l’asciuttezza dei dialoghi.
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 Sono morti eccellenti quelle che sconvolgono la Svezia. Tanto eccellenti che la polizia di stato decide di dar vita ad una unità speciale per le indagini, denominata niente meno che Gruppo A. D’altra parte, quando sono i vertici dell’economia di un paese ad essere colpiti – o, per meglio dire, letteralmente e brutalmente eliminati – non si può certo lesinare sulle forze da mettere in campo. Anche se quello creato dal commissario della polizia giudiziaria Jan-Olov Hultin parrebbe un gruppo troppo particolare per raggiungere lo scopo di bloccare una serie efferatissima di omicidi molto simili a vere e proprie esecuzioni – ai danni di manager che guidano gruppi finanziari di primo piano. “La polizia di Stoccolma – dice uno dei 6 poliziotti scelti per l’inchiesta – ci odia perché gli abbiamo sottratto il caso, quella di stato ci odia perché Hultin ha scelto una banda di forestieri di rango piuttosto basso per una delle indagini più importanti della nostra storia, e tutti quanti ci odiano perché siamo fuori dalla norma: un finlandese, un musonero, un donna di Göteborg, una quinta colonna, una montagna di carne e un eroe mediatico”.
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L'ULTIMA NOTTE DI WAYNE, di Michael Koryta |
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 Wayne (Weston) è un investigatore privato che ha fatto una brutta fine. Infatti è stato trovato morto nel salotto della sua bella villa di Cleveland, con una pallottola conficcata nel cervello. Sembrerebbe aver fatto tutto da solo, anzi la versione ufficiale diffusa dai media è che si sia suicidato dopo aver eliminato la bellissima moglie Julie e la figlioletta di 5 anni Betsy. Fin qui si tratterebbe di una storia di ordinaria follia, come purtroppo se ne leggono e sentono tante nelle cronache di tutte le città del mondo. Quello che pare strano è, però, che i corpi di Julie e Betsy siano spariti nel nulla. A non accettare questa versione è soprattutto John Weston, il padre di Wayne, che assume l'agenzia investigativa Perry&Pritchard perché scopra cosa sia veramente accaduto l'ultima notte di Wayne. Il romanzo di esordio dell'allora giovanissimo Michael Koryta, pubblicato nel 2004 negli Stati Uniti e nel 2006 in italiano da Kowalski, è ora apparso nelle edizioni dell'Universale Economica Noir di Feltrinelli, a conferma del successo dell'americano, già insignito in patria del premio St. Martin's Press School of Journalism. A questa prima avventura con protagonista il detective Perry ne sono seguite altre due, di cui una già tradotta in italiano sempre da Kowalski.
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LE INCREDIBILI DISAVVENTURE DI UN AUTENTICO CACASOTTO, Manuel Manzano |
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 Le incredibili disavventure di Manuel Bun iniziano perché lui è – ahimé - un autentico pauroso, un pavido fatto e finito, insomma un cacasotto. La mancanza di coraggio lo ha segnato fin dall’infanzia e, anche quando sembrerebbe che finalmente le cose girino per un altro verso, ecco che le sue paure lo portano diritto diritto alla rovina.
Certo il tutto accade in modo assolutamente grottesco e delirante, con una verve tutta spagnola (del resto l’autore Manuel Manzano è nato a Saragozza e vive a Barcellona): tra le ramblas della capitale catalana si intrecciano le storie del nostro cacasotto con quelle di un serial killer cieco e diabetico, di un viceispettore della Omicidi bastardo e odiato da tutti e del suo alquanto improbabile e mostruoso aiutante.
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LE STORIE DI MIA ZIA, di Ugo Cornia |
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 Cento raccontini di una paginetta sul brodo di pollo della zia Bruna, i corteggiatori di zia Filomena, il gatto della zia Peppina e altri aneddoti, altrettanto interessanti. Verso la fine, venendogli a mancare storielle bastanti ad arrivare alla cifra tonda, Cornia trascrive persino qualche barzelletta.
Sono forse (ed è tutto dire) le pagine più divertenti di questo quadernino di bozzetti che immiserisce e riduce definitivamente al grado zero l'idea di narrazione condivisa dalla scuola emiliana di Nori, Cornia, Benati etc. etc. (e vien da chiedersi se davvero Feltrinelli avesse bisogno di schierare una tal sfilza di narratori così omogenei). Questa tecnica divagatoria, questa poetica dell'inconsistenza, della stralunatezza, dei piccoli e buoni valori di una volta è un approccio che ha dato dei risultati interessanti quando è stato praticato con onestà ma che, in casi come questo libbricino inutile e compiaciuto, diventa puro macchiettismo.
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STABAT MATER, di Tiziano Scarpa |
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 La Mater di questo romanzo non è presente, come quella Dolorosa ai piedi della croce nella sequenza di Jacopone da Todi. Il suo “stare” è nell’assenza con cui ossessiona i pensieri e domina le veglie notturne e le lettere che l’orfana Cecilia le scrive, arrampicata in uno dei più remoti sottotetti dell’istituto. Lettere di immaginazione e solitudine, vergate su ritagli di carta da musica. All’Orfanotrofio della Pietà infatti le ragazzine imparano a suonare per fare bella figura in società e (magari) trovare anche marito. Niente di tutto questo interessa a Cecilia, non le compagne, non il violino per cui pure è molto dotata, e nemmeno il nuovo insegnante, un prete dai capelli rossi, di nome Antonio Vivaldi. Ogni pensiero della ragazza è per la madre, mai conosciuta e sempre evocata in una vita di prigionia e solitudine assoluta. Ma cosa succede quando l’arte, con il suo potere di liberazione, incontra una creatura tanto priva di libertà?
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ALLA CONQUISTA DI LHASA, di Peter Hopkirk |
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 Peter Hopkirk ha conquistato molti lettori italiani (fra loro anche chi scrive) con Il Grande Gioco, monumentale ricostruzione di un secolo conflitti, spesso occulti, tra britannici e russi per il dominio dell’Asia centrale, del Caucaso e di quei passi afgani, come il Bolan e il Khyber che costituiscono a tutt’oggi le principali vie d’accesso al subcontinente indiano. Con Alla conquista di Lhasa, Adelphi prosegue nella pubblicazione dell’opera di Hopkirk sulla storia della penetrazione europea in Asia centrale. Il tema di questo appassionante volume sono le imprese epiche, astute e non di rado incoscienti, con cui gli occidentali si sono progressivamente avvicinati e hanno infine raggiunto il “Tetto del Mondo”. A partire dal 1860 infatti, il Tibet, paese proibito ai viaggiatori (agli occidentali in particolar modo), ha costituito la sfida più appassionante per un’umanità che ancora non aveva finito di esplorare il mondo che la ospita.
Hopkirk inizia descrivendo le imprese dei pandit, gli esploratori indiani addestrati dal Survey of India, un corpo d’elite cui appartenne anche Sarat Chandra Das, il pandit che ispirò Kipling per il personaggio di Mookerjee in Kim. Travestiti da pellegrini o carovanieri, usando strumenti nascosti e basandosi su rilevazioni pioneristiche ma estremamente precise, nel corso di viaggi rischiosissimi che potevano durare anni, i pandit sono stati i primi cartografi moderni di questa regione ancora sconosciuta. Il libro narra poi le numerose spedizioni in cui i tibetani ebbero ragione dell’astuzia o della tenacia degli esploratori europei, e si spinge fino all’effettiva conquista della capitale da parte di un’armata britannica (1904) e persino oltre, con la fiabesca avventura dell’equipaggio d’un B-24 americano che fu costretto a paracadutarsi vicino a Lhasa poco prima del Natale 1943.
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IL LUPO ROSSO, di Liza Marklund |
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 “La violenza sarà il tuo retaggio, o essere umano” sentenzia il commissario Q. a circa metà de “Il Lupo Rosso”, quinto episodio che vede protagonista la giornalista della carta stampata Annika Bengzton, una sorta di alter ego della sua autrice, la svedese Liza Marklund, anche lei affermata giornalista e moderatrice televisiva. E, in effetti, la violenza non si spreca in questo appassionante giallo scandinavo pubblicato da Marsilio: l’antefatto affonda le radici in un episodio terroristico degli anni sessanta, mai risolto, a cui Annika dedica la propria attenzione, ma in realtà ha lunghe propaggini che non risparmiano il presente. Tanto è vero che il contatto della giornalista, un collega che le promette rivelazioni interessanti e che vive a Luleå, una cittadina sperduta non lontano dal circolo polare artico, è il primo a farne le spese, restando vittima di un misterioso incidente stradale. A questo seguono una serie di altre morti che non possono passare per accidentali e che risultano fare capo ad un inquietante personaggio, un lupo, meglio un capo branco, tornato per tirare le somme della propria vita e incontrare i vecchi compagni di lotta.
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I BAMBINI INVISIBILI, di Pina Varriale |
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 Chi camminando per strada o fermo in automobile ad un semaforo non è stata infastidito riconoscendo l’inequivocabile fisionomia di uno zingaro e, per evitare perfino di dare una risposta, ha fatto finta di non vedere la mano tesa o di non sentire la richiesta insistente di qualche moneta? Chi – ancor di più – non si è indispettito ulteriormente di fronte alla donna lamentosa che ha al collo un bambino in fasce e due o tre pargoletti attaccati alle lunghe e variopinte gonne? A me è successo tante volte. Non so come sarà la prossima volta che mi capiterà, ma forse riuscirò a guardare queste scene ricorrenti con occhi diversi dopo aver letto la storia in cui Pina Varriale ha voluto come protagonista la piccola Sevla, una Rom di dodici anni, che ci racconta il mondo dal suo punto di vista. Un mondo molto lontano da quello dei gagé, come ci chiamano, quindi i non Rom, che proprio non capiscono come si possa amare vivere in sgangherate roulotte senza acqua corrente e addormentarsi al suono dei violini. E neppure come si possa scegliere il proprio guardaroba o l’arredamento fra i cassonetti dei rifiuti.
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A NOZZE COL DELITTO, di Lucia Tilde Ingrosso |
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 Nessuno conosce veramente il prossimo suo. Nel malaugurato caso in cui si sia vittima di un omicidio, c’è il rischio – molto concreto se coloro a quali il caso è affidato sanno fare il proprio mestiere – che i segreti più reconditi debbano essere smascherati. Anche perché è altamente probabile che quei segreti nascondano la ragione che ha mosso la mano dell’assassino. In una Milano afosa di inizio luglio, quando Vittorio Aldobrandi viene brutalmente pugnalato alla schiena, all’ispettore Sebastiano Rizzo della Squadra Mobile è affidato il difficile compito di trovare una ragione per una morte che sembrerebbe senza movente. Il giovane, infatti, che di mestiere faceva l’avvocato e apparteneva al giro di quelli che contano nel capoluogo lombardo, parrebbe aver condotto un’esistenza irreprensibile, stroncata alla vigilia delle nozze con Ludovica Malinverni. Anzi, i due erano il prototipo della coppia ideale, belli, ricchi e intelligenti. Le apparenze, però, troppo spesso ingannano e, parafrasando l’autrice, basta un attimo perché un’esistenza perfetta sia sconvolta dalla tragedia. In effetti, scavando emergono un bel po’ di scheletri nell’armadio...
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| Mercoledì, 14 gennaio | | · | THE MILLIONAIRE, di Danny Boyle |
| Sabato, 03 gennaio | | · | FACTORY-LIBRO PRIMO, di Gianluca Morozzi e Michele Petrucci |
| Venerdì, 02 gennaio | | · | LA VITA BASSA, di Alberto Arbasino |
| Sabato, 15 novembre | | · | LETTERE A NESSUNO, di Antonio Moresco |
| · | LA RAGAZZA DI VAJONT, di Tullio Avoledo |
| · | LA FINE DEI GIORNI, di Alessandro De Roma |
| Venerdì, 14 novembre | | · | PRANZO DI FERRAGOSTO, di Gianni Di Gregorio |
| Giovedì, 13 novembre | | · | La Bestia, di Raffaele Sardo |
| Lunedì, 10 novembre | | · | IN CADUTA LIBERA COME IN UN SOGNO, di Leif GW Persson |
| Sabato, 01 novembre | | · | IL MISTERO DEGLI INCURABILI, di Lorenzo Beccati |
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